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Giovanni RocchiAvvocato in Brescia

Contributi

La scrittura di atti giudiziari con l'intelligenza artificiale

Metodi, limiti e presidi operativi nell'impiego dei modelli linguistici generativi per la redazione dei provvedimenti: che cosa la tecnologia non può fare, che cosa la norma consente, e un protocollo di lavoro in quattro fasi.

· rivisto da avv. Giovanni Rocchi il 26 luglio 2026

Abstract

La relazione esamina l'impiego dei modelli linguistici generativi (LLM) nella redazione degli atti giudiziari, muovendo dai limiti strutturali della tecnologia - natura probabilistica dell'output, allucinazioni giurisprudenziali, automation bias - e dal perimetro normativo delineato dal regolamento (UE) 2024/1689, dalla legge 23 settembre 2025, n. 132, e dalla delibera del Consiglio Superiore della Magistratura dell'8 ottobre 2025. Individuato lo spazio operativo legittimo dell'intelligenza artificiale nelle fasi di pre-scrittura, scrittura e post-scrittura del provvedimento, viene illustrato un protocollo di lavoro in quattro fasi fondato sull'In-Context Learning, insieme a ulteriori applicazioni (verifiche ex art. 171-bis c.p.c., analisi della consulenza tecnica) e ai presidi operativi essenziali. Tesi di fondo: l'intelligenza artificiale lavora sui materiali forniti dal magistrato, non «a memoria»; l'output è sempre una bozza; l'intelligenza artificiale organizza, il magistrato decide.

Il testo integrale, rivisto e corredato di note, è disponibile in PDF.

Sommario

  1. Premessa: perché i modelli linguistici interessano al giurista
  2. I limiti strutturali: allucinazioni, probabilismo e automation bias
  3. Il perimetro normativo
  4. I divieti essenziali e lo spazio operativo dell’intelligenza artificiale
  5. Un metodo di lavoro: il protocollo a quattro fasi
  6. Oltre il protocollo a quattro fasi: ulteriori applicazioni per il magistrato
  7. I presidi operativi essenziali
  8. Conclusioni

Il punto di partenza

I modelli linguistici non consultano fonti: generano testo scegliendo, parola dopo parola, il frammento statisticamente più plausibile. Nei testi giuridici questo produce un rischio peculiare - la citazione giurisprudenziale inventata, che il modello costruisce proprio perché il contesto argomentativo la richiede. Le forme sono tre: estremi inesistenti ma plausibili nella forma; principi «funzionali», virgolettati di massime mai scritte e perfettamente calibrati sulla tesi da dimostrare; e citazioni troppo perfette, che confermano l’assunto senza sfumature né distinguishing - una perfezione che dovrebbe insospettire.

La ricerca empirica misura il fenomeno: anche gli strumenti costruiti per il settore legale e alimentati da banche dati certificate sbagliano nel 17-33% delle risposte; i sistemi generalisti, sulle stesse domande, fra il 58% e l’88%.

Da qui la conseguenza operativa che percorre tutto lo scritto: l’intelligenza artificiale lavora sui materiali che le vengono forniti, non a memoria; l’output è sempre una bozza; e la verifica delle fonti citate non è una cautela raccomandata, ma la condizione di legittimità dell’impiego.

Fonti

  1. Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act)
  2. Legge 26 settembre 2025, n. 132
  3. Delibera del Consiglio Superiore della Magistratura dell'8 ottobre 2025
  4. Magesh e altri, Hallucination-Free? Assessing the Reliability of Leading AI Legal Research Tools, in J. Empirical Legal Stud., 2025

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Come citare questo scritto

G. Rocchi, La scrittura di atti giudiziari con l'intelligenza artificiale, in rocchi.bs.it, 2 dicembre 2025, https://rocchi.bs.it/contributi/2025-12-02-scrittura-atti-giudiziari-ia/